Mostra del cinema: in “Orizzonti” Saoirse Ronan debutta alla regia in “Paper Plane”
“Paper Plane”, esordio alla regia di Saoirse Ronan presentato a Orizzonti, racconta attraverso gli aeroplanini di carta il rapporto tra una madre e una figlia, sospeso tra realtà, memoria e immaginazione. Un piccolo film poetico che invita a cambiare prospettiva e a confrontarsi con la parte più innocente di noi stessi.
“Paper Plane,” Saoirse Ronan’s directorial debut, presented in the Orizzonti section, explores the relationship between a mother and daughter through paper aeroplanes, suspended between reality, memory and imagination. A delicate, poetic short film that invites us to shift our perspective and reconnect with the most innocent part of ourselves.
“I spilled the ink across the page trying to spell your name, so I fold it up and I flick it out Paper aeroplane” (Ho rovesciato l'inchiostro sulla pagina cercando di scrivere il tuo nome Così l'ho piegato e ho lanciato fuori un aeroplanino di carta).
Inizia così una delle prime canzoni del duo australiano Angus & Julia Stone e queste parole esprimono in maniera incredibile l’atmosfera che ho respirato fin dall’inizio del cortometraggio “Paper Plane” di Saoirse Ronan, presentato nella sezione orizzonti dell’83ª mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Le ultime giornate di un festival sono spesso faticose: le ore passate in sala di proiezione fin dal primo mattino si fanno sentire e la passione, cede spesso alla stanchezza. Ma devo ammettere che questo corto si è rivelato una vera e propria “boccata d’aria fresca”.
Si tratta del primo cortometraggio e della prima esperienza alla regia per l’attrice statunitense di origine irlandese, vincitrice del Golden Globe nel 2018 (per Lady Bird) e per quattro volte candidata agli Oscar.
La storia sembra apparentemente semplice: la ribellione di una ragazzina alla madre, a causa dell’uomo che questa ha portato in casa. La figlia si rifugia su un albero e dialoga con la madre in silenzio lanciandole messaggi attraverso aereoplani di carta.
La magia del cinema, spesso, sta anche nel permettere allo spettatore di leggere la realtà da più punti di osservazione, e sperimentare nel corso della proiezione, cosa significa cambiare punto di vista, lezione oggi forse particolarmente preziosa.
Un’esperienza del genere è poco frequente nei cortometraggi, dove le storie sono più lineari anche perché la durata stessa dell’opera non permette allo spettatore di avere il tempo per cogliere la storia da più sfaccettature.
Ma in “paper plan” questo per magia accade!
Quello che nelle prime inquadrature era semplicemente un quadretto familiare quotidiano tra madre e figlia, dopo qualche attimo assume anche altre sfaccettature.
Chi è quella ragazzina? E’ davvero la figlia o l’immagine di una bambina che non c’è più? Non c’è un’unica risposta. Le domande volano il vento che trasporta quelle pagine fragili diventate aeroplanini di carta, che la donna raccoglie in una scatola e conserva con amore.
E tra i mille pensieri ho pensato che tutti noi, almeno per una volta, abbiamo sognato di poter entrare in comunicazione con noi stessi bambini. Un confronto tra i desideri più innocenti e i tradimenti e le frustrazioni della vita adulta. La madre vede i propri sogni in quelle parole scritte nel vento dalla figlia. La madre sembra quasi dialogare con una sé stessa del passato che non c’è più.
Saoirse Ronan riesce a trasformare le immagini sullo schermo in pensieri, emozioni, in poesia, grazie alla magia di ognuno di questi fragili fogli di carta che vola e che, come continua la canzone di Angus & Julia Stone “It wont fly the seven seas to you cause it didn't leave my room” (Non volerà per i sette mari fino a te perché non ha lasciato la mia stanza).
Articolo di Pietro Gallina - Veneziacinema










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