Mostra del Cinema: la SIC chiude nel segno di Corto Maltese.
Nell’ambito della Settimana Internazionale della Critica, il pubblico ha potuto assistere, in una proiezione speciale, al terzo e attesissimo capitolo di questo progetto: “Il desiderio di essere inutile: Hugo a Venezia”, diretto dallo svizzero Stefano Knuchel.
As part of the International Critics’ Week, (SIC) audiences had the opportunity to attend a special screening of the highly anticipated third chapter of this project: “Il desiderio di essere inutile: Hugo a Venezia”, directed by Swiss filmmaker Stefano Knuchel.
Articolo di Pietro Gallina - Veneziacinema
Si apre con l’acqua il documentario “il desiderio di essere inutile: Hugo a Venezia”, diretto dallo svizzero Stefano Knuchel. Ci sono i “ghebi”, i canali poco profondi caratteristici della laguna nord, le “barene”, sorta di isolotti che emergono a seconda della marea. C’è anche Venezia ma è solo una sagoma nella foschia, quasi un acquerello … e la voce di Hugo Pratt sottolinea questa sua necessità di vicinanza all’acqua, in quanto acquarellista. Ma l’acqua è anche l’elemento di chi naviga, dei viaggiatori per mare, come Ulisse. “Manco mal che me gave’ trova’’” recita un attore dall’alto delle barriere dei Murazzi, aggiungendo che “Ulisse Giera venexian”.
In questo rapido “intro” ci sono già tutti gli elementi fondamentali della storia di Hugo Pratt e del suo personaggio più famoso, Corto Maltese. Ed è proprio da Venezia che inizia questa intrigante storia, narrata con una forma che non è assolutamente didascalica ma poetica e a tratti onirica.

Venezia, il luogo dell’infanzia
L’infanzia di Pratt negli anni 30, viene evocata con le immagini de “I nua” di Enzo Luparelli (1950) in cui bambini veneziani, durante la calura estiva, si tuffano e nuotano nei rii e nei canali della città, un’abitudine allora abbastanza comune ma già formalmente vietata. Del resto, come dicevamo, si tratta di evocare un percorso di vita e non di documentarlo. Questa città, molto popolata, dove i bambini giocano per la strada e nei canali è quella in cui il disegnatore è cresciuto e ha raccolto molte fonti della sua ispirazione. Durante la guerra, a causa dei bombardamenti, la sera i lampioni venivano tenuti spenti, e tutto era illuminato solo dalla luna. In una famiglia dichiaratamente fascista, il giovane Hugo è fortemente affascinato dalla figura di zio Cello, marinaio, antifascista, magnetico e probabile punto di partenza per lo sviluppo del personaggio di Corto Maltese.
La Venezia che compare in questa prima parte del film, e che si ritrova poi in molte tavole del fumetto, è una Venezia fatta di campielli nascosti, “corti sconte”, strani personaggi e passeggiate con la nonna nel ghetto.
Ed è strano e significativo anche un episodio che capita a Pratt all’età di sette anni. Giocando all’aperto in campo Santi Giovanni e Paolo, e’ vittima di una grave insolazione che lo porta a una temporanea perdita della capacità di comunicare. Il ragazzino si chiude in se stesso e crea il suo mondo, il suo "altrove".
la Svizzera e Corto Maltese
Partendo da quegli anni il regista Mark Steiner ci guida attraverso gli episodi principali della vita di Hugo Pratt attraverso registrazioni filmati foto e ricordi delle persone che gli stavano vicino.
Ritorna anche il tema di Ulisse: una delle prime opere amate dallo scrittore e una delle prime da lui illustrate (1963) è proprio l'Odissea.
Ulisse, un viaggiatore che sembra avere come obiettivo stesso il viaggio più che la meta, che si spinge oltre i confini del mondo conosciuto fino all’incontro con le anime dei defunti. Sembra un caso ma tanti di questi aspetti, sia legati alla Venezia di quel tempo, sia all’Odissea, torneranno trasfigurati anche nella storia di Corto Maltese.
Il viaggio di Hugo continua proprio in questo suo mondo personale, in questo “altrove”, in cui Pratt tende a rifugiarsi. In particolare è rappresentato dalla casa in Svizzera con oltre 18.000 libri, moltissimi schedari quadri e oggetti che evocano le storie stesse del suo personaggio. La grande casa di Hugo Pratt, con la vista silenziosa sul lago di Losanna, da una forma alla celebre frase di Jorge Luis Borges: “Ho sempre immaginato che il paradiso fosse una sorta di biblioteca”
I colori della Polinesia
Il personaggio di corto maltese nasce nel 1967 tra le tavole di “una ballata del mare salato”. Nasce come personaggio coprimario, in una storia ambientata in Polinesia, numerosi anni prima che l’autore potesse fisicamente recarsi a visitare questi luoghi. Un po’ come Salgari e come tanti altri scrittori, Hugo viaggia con l’immaginazione, coltivando le emozioni nate tra le pagine dei libri da cui trae ispirazione per le storie che riproduce poi nelle strisce. Il viaggio che effettuerà oltre vent’anni dopo in Polinesia, sembra quasi un ritorno a posteriori sul “luogo del delitto” per vedere i luoghi da aveva iniziato il suo percorso letterario.
Solo in una seconda fase della vita Pratt viaggerà per cercare atmosfere e nuovi testi idee di ispirazione cercando nel mondo nuove connessioni con le persone, storie, incontri.
Ci sembra quasi che anche le immagini di venezia, ricorrenti nel documentario ci trasportino in altri mondi. Una mascareta che si accosta ad una riva con una gradinata in pietra coperta di alghe, ci trasporta ai paesaggi del sud-est asiatico e dell’India. Le architetture che si aprono sull’acqua, richiamano alla partenza dei viaggiatori.
La fine e l’inizio
L’obiettivo di questo racconto non è raccontare tutti i dettagli di questo film, che ci auguriamo possiate presto vedere. Tappa dopo tappa le vite parallele di Hugo Pratt e del suo personaggio ci portano all’isola di Pasqua.
Immersi in questo film, fatto di corsi e ricorsi, di tematiche e suggestioni che ritornano, della fine che si congiunge con l’inizio, approdare all’isola di Pasqua sembra quasi uno scherzo giocatoci dagli organizzatori di questa edizione della Mostra Del Cinema.
Nei primi giorni all’ombra delle grandi teste avevano ammirato John Malkovich e i personaggi di Wild Horse Nine di Martin McDonagh. E ora, sotto la luce della luna, Hugo Pratt va alla ricerca delle stesse statue.
Alla vigilia della mostra eravamo stati stregati da “Col cuore in gola” di Tinto Brass, del 1967, lo stesso anno in cui Corto Maltese faceva la sua prima apparizione ne “una ballata del mare salato”. Il film di Brass si era avvalso della collaborazione con Crepax, per realizzare immagini e inquadrature “da fumetto” e ora il festival si conclude con questo documentario su Hugo Pratt, che con Crepax aveva anche collaborato.
E’ l’ennesima “fine” che si collega con “l’inizio”.
E come era iniziato , il film ci riporta sui Murazzi ci riporta alla figura di Ulisse, e ci invita al viaggio e alla curiosità di scoprire cosa si nasconde sopra e sotto alle acque.
Al momento non è ancora stata annunciata una data ufficiale per l'uscita nelle sale o sulle piattaforme, ma potrebbe essere presto comunicata, anche considerando il centenario della nascita di Hugo Pratt che cadrà nel 2027.










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