top of page

“Tijuana Todavia” di Gabriel Gutierrez Morales

20 ore fa
Tempo di lettura: 4 min

Con il supporto di Biennale College, arriva dal Messico il primo film di Gabriel Gutierrez Morales. Un film fresco, che esce velocemente dagli schemi e che entra tra i nostri “colpi di fulmine” di questa edizione della Mostra del cinema. Vi raccontiamo questo film, facendo anche qualche domanda al regista.


With the support of Biennale College, Gabriel Gutierrez Morales makes his feature debut with this film from Mexico. Fresh and quick to break the rules, it has instantly become one of our favorites of this year’s Venice Film Festival. We take a closer look at the film, and put a few questions to the director.


Articolo di Pietro Gallina

Si ringraziano per la disponibilità il regista Gabriel Gutierrez Morales e la produzione


Il regista Gabriel Gutierrez Morales tra Petr Filimonov (a sinistra) e Humberto Busto (a destra)


In spagnolo la parola “Todavia” Indica che un'azione, una situazione o uno stato è iniziato nel passato e continua nel presente. E i personaggi di questo film “low budget” diretto da Gabriel Gutierrez Morales e realizzato nell’ambito di Biennale College, sembrano proprio prigionieri del proprio passato.

A Playas de Tijuana, Maksim (Petr Filimonov), un giovane uomo queer fuggito dalla Russia per evitare di essere arruolato nella guerra in Ucraina, chiede aiuto ad un centro di accoglienza per preparare le carte necessarie a chiedere asilo negli Stati Uniti. Tramite le app di incontri, conosce Chavo (Humberto Busto), un uomo gay di mezza età che vive da anni “provvisoriamente” nella casa dello zio, dove incontra partner occasionali spesso improbabili.


Quella che sembra iniziare come l’ennesima breve relazione occasionale porterà entrambi a confrontarsi con i propri demoni e le proprie chiusure interiori. E’ qui che un film, iniziato come tante pellicole a tema LGBT+ , inizia a prendere un respiro più ampio, trascinando la storia fuori dagli stereotipi di genere e dandole un tocco molto interessante e coinvolgente.

Non è più solo un incontro tra potenziali partner. Non è nemmeno una storia romantica o di passione sfrenata. È innanzitutto l’incontro tra due persone prigioniere del proprio passato, con una estrema difficoltà a comunicare e con tutti i limiti e le incomprensioni che si incontrano nella quotidianità. Non a caso inizialmente i loro dialoghi si svolgono esclusivamente attraverso le chat che i due si scambiano nelle app di incontri, e che il regista integra all’interno delle immagini del film, accompagnandole addirittura con i suoni delle notifiche sul cellulare.



Un altro aspetto interessante è che questa storia, che potrebbe essere ambientata ovunque, sia stata collocata proprio a Playa de Tijuana, ultimo avamposto prima del confine tra Messico e California, a mezz’ora di macchina, per capirci, dal Sea World di San Diego. Sullo sfondo delle storie intime dei personaggi, passa l’America fatta di sogni e di muri, di aspettative e burocrazia tipiche dell’era Trump.

“L’ erba del vicino è sempre più verde” - si sente dire a un certo punto nel film - “ma qui non c’è nemmeno più l’erba”.


Chavo ha già sperimentato cosa significa vivere negli Stati Uniti, e ha scelto di tornare in Messico. Maksim deve ancora fare questa esperienza, e deve affrontarla in prima persona per poter scegliere che direzione dare alla propria vita.


Un particolare che aggiunge ulteriore valore alla pellicola è l’insieme dei personaggi secondari che circondano soprattutto Chavo, dell’importanza dei quali probabilmente lui si rende conto solamente quando decide di affrontare la vita uscendo dalle abitudini routinarie. C’è Irma, una volontaria del centro di accoglienza, in grado di capire i due protagonisti più di quanto loro stessi forse si capiscano. E c’è il variopinto Coro “Queer” di cui anche Chavo fa parte, e che accompagna il film con una canzone molto coinvolgente.



Abbiamo chiesto informazioni su questa canzone e su questo coro al regista, Gabriel Gutierrez Morales.

“La canzone si chiama “Nosotros, Todavía” e siamo ancora in fase di definizione per quanto riguarda l’uscita della colonna sonora del film. Forse capiterà in occasione della nostra uscita nelle sale in Messico, prevista per il prossimo anno, perché vorremmo che la celebrazione di questo film andasse oltre lo schermo”.


“Il coro è stato creato appositamente per il film, anche se diversi membri facevano già parte di un vero coro che esiste a Tijuana. Il compositore della colonna sonora, Raúl Rivera-Melo, ci ha aiutato a formare il coro in base alle tipologie di voce che servivano per un coro a quattro voci. Ma era anche importante che i coristi avessero un certo aspetto, una certa presenza scenica, perché alla fine alcuni di loro avrebbero dovuto anche recitare”.


Abbiamo chiesto a Gabriel anche se avesse qualche aneddoto divertente da raccontarci sulla lavorazione del film.

“Ne abbiamo tantissime, ma una cosa che ricordo sempre sono i cani, perché a Tijuana ce ne sono davvero moltissimi, sia per strada sia nelle case. Diventa molto difficile girare senza interruzioni. A un certo punto avevamo un cane nella strada dove vive Chava, che piangeva e continuava a piangere quando i suoi padroni uscivano di casa. Abbiamo dovuto mandare i nostri assistenti di produzione a calmarlo e non so come facessero, ma ci riuscivano.

Così è venuto fuori che avevamo dei veri e propri “dog wrangler” nella troupe e, anche se durante le riprese ci creava stress doverci fermare e aspettare che i cagnolini facessero silenzio, oggi le loro voci sono fondamentali nella costruzione dell’ambiente sonoro di Playas de Tijuana nel film.



“Tijuana Todavia” è uno dei 4 lungometraggi selezionati, sviluppati e prodotti nella quattordicesima edizione (2025/2026) di Biennale College - Cinema, laboratorio di alta formazione aperto a filmmaker di tutto il mondo per la produzione di film a basso costo, lanciato dalla Biennale alla Mostra del Cinema del 2012. I quattro lungometraggi a micro budget sono stati realizzati con il grant della Biennale di 200mila euro ciascuno. Biennale College Cinema, realizzato dalla Biennale di Venezia, ha il sostegno del Ministero della Cultura - Direzione Generale Cinema e il sostegno aggiuntivo di Chanel. L’attrice Marion Cotillard ha affiancato quest’anno i team dei quattro film di Biennale College Cinema nel corso delle attività previste dalla loro prima esperienza veneziana in qualità di mentore.  



 

Commenti


Featured Review
Tag Cloud

© 2017 by Pietro Gallina. Proudly created with Wix.com

  • Grey Instagram Icon
  • Grey Facebook Icon
bottom of page