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Una notte con Tinto Brass

  • 2 ore fa
  • Tempo di lettura: 3 min

Un breve racconto della mia esperienza sul set di Tra(sgre)dire, di Tinto Brass, a Venezia nel 1999.


Era l’estate del 1999. Mi ero da poco trasferito a Padova ed ero tornato a Venezia per il weekend o forse per fare un po’ di spiaggia, non ricordo esattamente, ma non è importante. Quello che ricordo invece benissimo è che una sera, passando per il campo dei Gesuiti, la mia attenzione è stata richiamata da una forte luce che usciva da una calle, proprio accanto all’oratorio dei crociferi. Stavano girando un film, come spesso accade tra le calli di Venezia in ore poco frequentate.


Rapidamente ho fatto quello che, in altri luoghi, si chiamerebbe “il giro dell’isolato” e magicamente, subito dopo palazzo Zen, mi sono trovato sul set. Su una sedia pieghevole era seduta Julija Majarčuk, attrice Ucraina che avevo visto solo una volta, credo su Ciak, e che ho riconosciuto solamente quando ho capito chi fosse il regista. Su un’altra sedia troneggiava letteralmente Carla Cipriani, detta “la Tinta”, che dava indicazioni a operatori, assistenti e tecnici in continuo movimento attorno a lei.


Dietro la macchina da presa c’era invece lui, Tinto Brass, completamente assorto nella scena che stava girando, nella scelta dell’inquadratura o della luce. Era davvero totalmente concentrato e probabilmente già proiettato al risultato finale: vedeva come quella piccola calle veneziana, che terminava in quel “campiello” incasinato, sarebbe apparsa sul grande schermo.

Quatto quatto, mentre sempre più curiosi, nonostante l’ora tarda, si raccoglievano ai margini del set, mi sono seduto per terra accanto alla Tinta. Lei, attenta, serissima, teneva tutto sotto controllo, lasciando che il marito fosse libero dai pensieri e potesse dedicarsi esclusivamente alla regia. Un giovane attore ripeteva, un po’ goffamente, le proprie battute, ciak dopo ciak.


Ad un certo punto, la “Tinta” si è alzata in piedi. Ha gridato a qualcuno di fare silenzio, e di allontanare il pubblico improvvisato che si era raccolto alle loro spalle. Quindi si era girata verso di me e guardandomi negli occhi mi aveva chiesto (o ordinato) di offrirle una sigaretta. 


E’ stato grazie a quella sigaretta che ho avuto l’onore di poter restare su quel set per più di un’ora ad ammirare quell’uomo, che io conoscevo solo come il regista di “Paprika”, come il maestro del cinema erotico, scegliere una dopo l’altra le inquadrature e dirigere con un’autorevolezza e una professionalità che io, poco più che ventenne, potevo immaginarmi addosso solo a un grande autore, come Fellini. Il film, visto qualche anno più tardi, non era certo un capolavoro. Si tratta di “tra(sgre)dire”, uscito nel 2000 e girato tra Venezia e Londra.


Proprio questa sera, alla serata di pre-apertura dell’83ª edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, per la proiezione di “Col cuore in gola” un suo film del 1967, ci sarà proprio Tinto Brass. La Mostra del cinema rende omaggio a un regista per anni sottovalutato a causa dell’etichetta di regista erotico. Anche il direttore della Alberto Barbera ha invitato a superare i pregiudizi e le etichette legate al cinema di genere, restituendo a Brass il giusto riconoscimento come autore e pioniere che ha sfidato la censura. Io a vent’anni conoscevo davvero poco del cinema pre-anni 80, e del cinema italiano in genere, ma che dietro a quella camera da presa ci fosse un grande autore, un uomo innamorato del cinema almeno quanto (e forse anche di più) di quanto fosse innamorato delle belle donne, lo avevo potuto intuire, grazie ad una sigaretta fumata con Carla Cipriani.


Tra l’altro, l’episodio che ho raccontato, è citato anche in “Venetians (Chi ga’ camina’ qua)”, canzone del Soul Spritz Duo, di cui faccio parte con Danilo Maggi. Potete ascoltarla su Spotify o vedere il video su Youtube con le foto di Massimo Peca


Articolo Di Pietro Gallina

L’immagine e’ stata creata con AI (chatGPT)





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