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Mostra del cinema di Venezia: TUTTI I DOCUMENTARI DELLA SECONDA SETTIMANA

  • 15 ore fa
  • Tempo di lettura: 6 min

Moltissimi i documentari alla 83sima mostra del cinema di Venezia: Vi raccontiamo tutti quelli che si potranno vedere nella seconda settimana del festival, dal 7 all’11 settembre.


The 83rd Venice Film Festival boasts an impressive line-up of documentaries. Here's a look at all the documentaries scheduled for the second week of the festival (from September 7 to 11).


ARTICOLO DI PIETRO GALLINA



La selezione dei film dell’83ª edizione della Mostra Internazionale di Arte Cinematografica di Venezia quest’anno più che mai è ricca di documentari, sebbene nessuno in concorso nella selezione principale. Abbiamo provato ad organizzare un programma delle dieci giornate di Festival dedicato esclusivamente al “non fiction” e abbiamo già presentato la prima parte, riguardante le prime giornate, dal 2 al 6 settembre (CLICCA QUI PER LEGGERLO). Presentiamo, in questo secondo articolo, tutti i documentari in calendario alla Mostra del cinema di Venezia dal 7 all’11 settembre 2026.


Il ruggito del leone d’oro Laura Poitras


Lunedì 7 settembre, la settimana si apre con il documentario “Boatbuilders” di Luke Lorentzen, regista e direttore della fotografia statunitense, che si distingue per uno stile intimista, focalizzato su piccole comunità, professioni poco raccontate o drammi umani della quotidianità. Questo film documenta il lavoro artigianale, la dedizione e le storie umane che ruotano attorno alla costruzione di imbarcazioni tradizionali, in una comunità legata al mare.


Le protagoniste della giornata sono tuttavia due donne, molto diverse tra loro anche se entrambe sicuramente incisive. Viene dal Regno Unito Sophie Fiennes, regista e produttrice, cresciuta in una rinomata famiglia d'artisti (è sorella degli attori Ralph e Joseph) che ha iniziato la propria carriera collaborando niente meno che con Peter Greenaway. Il suo stile documentaristico è spesso centrato sull'incontro tra arti visive, performance, filosofia e psicologia. Proseguendo il filone iniziato con The Pervert's Guide to Cinema e The Pervert's Guide to Ideology, il documentario “The Pervert’s Guide to Utopias”, il primo inserito nella nuova sezione fuori concorso “film on films”, vede il filosofo Slavoj Žižek approfondire il concetto di “utopia”, attraverso l’analisi di opere cinematografiche e storiche e di fenomeni culturali.


Il maestro Peter Greeneway all'edizione 2022 della Mostra del Cinema di Venezia (Foto: Pietro Gallina)



L’altra donna e’ Laura Poitras e del suo “They’re Here”, firmato in copia con la documentarista Rachel Lauren Mueller. Pur essendo stato presentato come un corto horror-distopico, il film nel raccontare come i cittadini di Minneapolis cerchino di eludere l’occupazione paramilitare della loro città, porta inevitabilmente a pensare alle operazioni di espulsione portate avanti dall’ICE. C’è grandissima curiosità per questo film, che sarà proiettato in occasione della premiazione con il Leone d’oro alla carriera di Ellen Burstyn. Subito dopo la consegna del premio, sarà proiettato anche “Halayon (Wild Asparagus)” un cortometraggio documentario di Avi Mograbi.  Cercando le rovine di Saffuriya, il proprio da cui era stato sfollato durante la Nakba palestinese del 1948, il regista si imbatte invece in una vita che non ha mai cessato di esistere. 


Quando il film parla di film.


Numerosi documentari di questa edizione si focalizzano sul cinema, tanto che nell’ambito di Venice Open -  fuori concorso è stata creata la sezione “film on films”, inaugurata dall’opera di Sophie Fiennes. Probabilmente la pellicola più attesa in questa nuova sezione è “Joie de Vivre” di Luca Guadagnino, il personale tributo del regista siciliano a Bernardo Bertolucci, che sarà presentato martedì 8 settembre. Concepito come una vera e propria "lettera d'amore" al celebre regista, il documentario è un'indagine monumentale (dura più di sette ore) e profonda sulla sua vita, sulla sua arte e sul suo immenso impatto culturale. Attraverso testimonianze e interviste a rinomati cineasti contemporanei ed eredi spirituali del suo cinema, Guadagnino esplora come questo regista abbia formato e ispirato intere generazioni di registi a livello globale.


Parla di cinema anche “Juso per ferie” di Karen Di Porto, che racconta il personaggio di Galliano Juso, storico e anticonformista produttore cinematografico italiano (i primi film di Tomas Milian, W la Foca, solo per citare alcune delle opere prodotte) ripercorrendo in modo ironico e affettuoso la sua parabola umana e professionale.


Nella stessa giornata in cui Guadagnino sarà premiato anche con il Cartier Glory to the Filmmaker Award, sarà presentato anche “Musk”, il nuovo lavoro del premio Oscar Alex Gibney. Il regista statunitense, che ha spesso raccontato personaggi del suo paese avvolti da luci e ombre (dai magnati della Silicon Valley al ciclista Lance Armstrong) affronta la figura del CEO di Tesla, SpaceX e Twitter. Il miliardario Elon Musk.


Di tutt’altro genere è invece “Weichen (Dust)” di Tsai Ming-lian, documentario/film d'avanguardia che esplora il concetto buddista descritto nel Sutra del Diamante secondo cui l'esistenza e la materia sono transitorie: «I granelli di polvere non sono granelli di polvere; per questo sono chiamati granelli di polvere». Il film segue Lee Kang-sheng, storico attore di riferimento per il regista, mentre attraversa camminando lentamente la città di San Sebastián nei Paesi Baschi.


Luca Guadagnino in arrivo alla conferenza stampa di "Bones and All" nel 2022 (Foto di Pietro Gallina)



Il documentario come finestra sul mondo


Mercoledì 9 settembre si torna a dare spazio a opere che esplorano tematiche politico-sociali, con due autori che usano lo schermo per aprire una finestra (scomoda) sul loro paese.  Barbara Kopple è una pietra miliare del cinema di inchiesta statunitense. Nella sua carriera ha vinto due Premi Oscar per il Miglior Documentario: il primo nel 1977 per il celebre Harlan County, USA e il secondo nel 1991 per American Dream. Con “Union Town” torna a esplorare il tema del lavoro e dei diritti sociali a distanza di cinquant'anni dal suo debutto. “Listy (Letters from the Silenced Country)” di Andrei Kutsila racconta invece la Bielorussia contemporanea attraverso la vita di cinque individui segnati dalla violenza di Stato e dalla repressione politica e le loro stesse parole, all’interno di lettere scritte dalla prigione. Il film alterna riprese dal vivo, materiale d'archivio e animazioni basate sui disegni realizzati dai detenuti all'interno delle carceri.


Il premio oscar Alex Gibney alla Mostra del Cinema nel 2013 (Foto di Pietro Gallina)




Tra Diesel e Suzuki.


Se giovedì 10 settembre si parlerà di Diesel, non si tratterà né dell’’attore Vin, né tantomeno di una tipologia di motore per automobili. Francesco Carrozzini (regista, fotografo e figlio della storica direttrice di Vogue Italia Franca Sozzani) presenta “Be Brave”, uno dei documentari più attesi del Festival, che ripercorre la parabola umana e professionale di Renzo Rosso, imprenditore veneto fondatore di Diesel e del gruppo di moda OTB. La particolarità centrale dell'opera è la sua forte componente innovativa. Si tratta infatti del primo lungometraggio documentario italiano prodotto facendo un uso pervasivo dell'intelligenza artificiale. Carrozzini impiega le tecnologie di AI in modo provocatorio per esplorare il confine tra creatività umana, tecnologia, realtà e finzione, senza abbandonare la direzione artistica classica e mantenendo un taglio narrativo diretto e non convenzionale.


Si passa da occidente a oriente, ma si resta su storie di personaggi cche hanno scardinato le regole del sistema. “Twist & Shoot Mister Suzuki” di Yves Montmayeur è dedicato alla vita e all'eredità artistica del regista di culto giapponese Seijun Suzuki, celebre per aver infranto gli schemi degli studios nipponici negli anni '60 con i suoi iconici film di genere yakuza/gangster.


Gran finale con star, atmosfere felliniane e anche un po’ di Venezia

(grazie a Hugo Pratt).  


L’ultima giornata di documentari al festival, prima della giornata finale di chiusura, sarà venerdì 11 settembre e presenterà un programma ricchissimo.

Ci sarà Russell Crowe con il suo documentario “What Love Builds”, film musicale e documentario autobiografico intimo scritto, diretto e interpretato dall’attore e regista australiano, che ha richiesto circa 15 anni di lavorazione, e ha utilizzato materiale visivo e d'archivio accumulato nell'arco di oltre 45 anni di vita.


Ci sarà “Nino - Un film su Nino Rota” di Walter Fasano, sul musicista che ha creato atmosfere e melodie rese immortali dal suo sodalizio con Fellini.

L autore, fotografo e regista di culto Yonfan, nato in Cina e cresciuto tra Taiwan e Hong Kong, racconta la propria carriera in “Intermission”.  Attraverso un collage visivo composto dai frammenti di quindici dei suoi film, materiali d'archivio e riflessioni personali, il cineasta esplora la sua vita passata tra musica, danza, fotografia e scrittura.


Sempre sul cinema vi sarà il sesto capitolo della storica serie documentaristica “Dai Nostri Inviati” “La Rai racconta la Mostra 2001-2012” di G. Giannotti, E. Salvatori e N. Berardi. Il film porta sullo schermo del Lido la memoria storica della Mostra di Venezia attraverso il vastissimo archivio delle teche Rai. Questo specifico episodio esplora il primo decennio del XXI secolo (dal 2001 al 2012) arrivando a collegarsi con i nostri giorni, con il secondo mandato dell’attuale Direttore Alberto Barbera.


Un forte collegamento con Venezia c’è anche nell’attesissimo ultimo lavoro di Stefano Knuchel, regista, autore e documentarista svizzero-italiano. Knuchel ha spesso dedicato le sue opere a grandi miti culturali e ai temi del viaggio e della memoria. Il documentario “Il desiderio di essere inutile – Hugo a Venezia” è un ritratto affascinante dedicato al leggendario fumettista Hugo Pratt, il padre di Corto Maltese. Il film esplora il legame viscerale tra il fumettista e Venezia, luogo di vita e di ispirazione, che ha impregnato gran parte delle sue storie e del suo immaginario.


A chiudere il ricco programma “Sounds from Home (Suoni da casa)” di Nathan Silver. Quando il regista si trasferisce con la moglie Nicole in Francia, i suoi genitori negli Stati Uniti iniziano ad inviargli registrazioni audio catturate tramite un'app per il riconoscimento del canto dei volatili. Sotto il cinguettio degli uccelli si celano in realtà le conversazioni dei genitori, le loro riflessioni sulla vita americana e sull'invecchiare insieme.


Se questo excursus sui documentari alla Mostra del cinema di Venezia ti è piaciuto, puoi recuperare la prima parte QUI



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