top of page

Mostra del cinema di Venezia: TUTTI I DOCUMENTARI DELLE PRIME GIORNATE

  • 1 giorno fa
  • Tempo di lettura: 6 min

Moltissimi i documentari alla 83sima mostra del cinema di Venezia, che toccheranno varie tematiche e promettono di accontentare tutti i gusti. Vi raccontiamo quelli in programma nei primi giorni del festival.


The 83rd Venice Film Festival boasts an impressive lineup of documentaries, exploring a broad spectrum of themes and offering something to appeal to every taste. Here's a look at all the documentaries scheduled for the first few days of the festival.


ARTICOLO DI PIETRO GALLINA


La selezione dei film dell’83ª edizione della Mostra Internazionale di Arte Cinematografica di Venezia quest’anno più che mai è ricca di documentari. Si tratta di una tendenza che negli ultimi anni si sta facendo sempre più rilevante, specie dopo le vittorie del Leone d’Oro di “Sacro Gra” di Gianfranco Rosi (2013) e “All the Beauty and the Bloodshed” di Laura Poitras (2022).

Sebbene quest’anno nessuna opera di questo tipo risulta in concorso nella selezione principale, i documentari sono davvero numerosi, tanto che un appassionato del genere potrebbe tranquillamente organizzare il proprio programma di visioni delle dieci giornate di Festival, dedicandolo esclusivamente al “non fiction”. Noi ci abbiamo provato e vi presentiamo, in questo primo articolo, tutti i documentari in calendario alla Mostra del Cinema dal 2 al 6 settembre.


Gianfranco Rosi riceve il Leone d'oro a Venezia70 (Foto di Danilo Maggi)



Le molteplici facce della resistenza dell'essere umano, tra Francia, Libano e Himalaya


Mercoledì 3 settembre sarà la prima giornata piena di Festival, dopo la serata di apertura e la consegna del Leone d’oro alla Carriera a George Clooney. Elizabeth Chai Vasarhelyi e Jimmy Chin, rinomata coppia, anche nella vita, di registi e produttori cinematografici statunitensi, conosciuti per i loro documentari ad alto impatto visivo ed emotivo su imprese estreme, ci porteranno sulle vette più alte del mondo in “Everest: the other side”.


Sono statunitensi anche Michael Dweck e Gregory Kershaw, che esplorano una forma di resistenza dell’essere umano molto diversa. Il loro “Burgundy” fa parte di una trilogia dedicata alla salvaguardia delle comunità e delle tradizioni culturali minacciate dalla modernità. Il film si immerge nella regione della Borgogna (Francia), seguendo la vita di piccole imprese vinicole custodi di quel territorio. I due registi esplorano il profondo legame tra l'uomo, la terra e la millenaria tradizione della viticoltura,  raccontando la passione e la fatica necessarie per preservare un ecosistema agricolo e culturale fragile a fronte del cambiamento climatico e dell'omologazione industriale.


Infine una forma di resistenza emotiva e molto umana è quella raccontata dalla regista libanese Shaden Safieddine Tazi nel corto “Quelques instants de bonheur (A Few Moments of Happiness)”. Si tratta di un “ritratto intimo” focalizzato sulla memoria sugli affetti familiari e sulle piccole gioie quotidiane capaci di offrire sostegno e dignità di fronte alle immagini della propria terra in un contesto di tensione e di guerra.


Resistere anche attraverso l'arte a censura e repressione


Julia Loktev è una regista, sceneggiatrice e artista visiva nata in Russia ed emigrata negli Stati Uniti quando aveva solo 9 anni. Fin dai primi lavori si è distinta per una grande capacità di sposare le emozioni del cinema di finzione con il metodo rigoroso del documentario. A Venezia, il 4 settembre, presenta “My Undesirable Friends: Part II — Exile (Cap. 1-5)”, seconda parte di un importante progetto sui giornalisti indipendenti russi costretti oggi a confrontarsi con la censura, l'esilio forzato e varie forme di “repressione”.


E il tema della repressione sociale e istituzionale, ci riporta in Regno Unito all’inizio degli anni ’90, quando la comunità LGBT+ soffriva il pesante clima segnato dalle politiche conservatrici degli anni ’80, da leggi discriminatorie, pregiudizi legati all’AIDS e da una crescente violenza omofoba. In questo contesto il regista Derek Jarman decide di portare sullo schermo l’Edoardo II di Marlowe, realizzando un film giudicato sovversivo e poi diventato leggendario. La storia della lavorazione di Edward II ce la racconta l’inglese Theo Rollason in “Queer Edward II”.


In qualche modo c’è un file rouge che collega questi temi anche un terzo documentario presentato lo stesso giorno: “Shumei: The Living Legacy of Kabuki” diretto dal regista di culto giapponese Takashi Miike. Il teatro Kabuki è nato, si è evoluto e si è trasformato proprio attraverso un secolare rapporto di scontro, elusione e adattamento nei confronti della censura governativa giapponese. Questo legame storico rende particolarmente significativa la cerimonia di successione (Shūmei) raccontata dal regista. La continuità delle famiglie teatrali, con la trasmissione del nome d'arte da padre in figlio, sono stati uno degli strumenti che hanno permesso al Kabuki di resistere nel tempo, conservando la propria identità di fronte a guerre, censure e repressioni.


E venne il giorno dei fratelli Gallagher…


Dopo due giorni di documentari centrati sulla capacità dell’individuo di opporre resistenza, il Festival di venezia sembra porgerci un invito lasciarci andare trasportati dalla musica pop. Quest’anno l’evento “musicale” della Mostra sarà “Don't Look Back in Anger” l’atteso documentario sugli Oasis, per il quale il duo inglese fresco di réunion è annunciato al Lido. I registi sono Will Lovelace e Dylan Southern. Entrambi hanno già lavorato con svariati artisti a docufilm e video musicali, ma in particolare sono gli artefici di “no distance left to run”, il docufilm sui Blur, band storicamente “rivale” degli Oasis, realizzato in occasione del loro tour di réunion nel 2009, per il quale sono stati anche candidati ai grammys. Se poi consideriamo che la sceneggiatura del documentario è di Steven Knight, possiamo affermare che, al di là dell’evento mediatico, ci sono tutti gli ingredienti per un documentario da non perdere e che potrebbe regalare piacevoli sorprese.


E nella stessa giornata in cui gli Oasis canteranno il loro ritorno invitando “a non guardare indietro con rabbia”, la Mostra del Cinema ci porterà ad esplorare dei territori in cui il passato e il presente sono colmi di risentimento e di linee di separazione. Poco prima dell’arrivo sul red carpet dei fratelli Gallagher, sempre fuori concorso, sarà presentato anche “The Road to Jericho” dell’israeliano Amos Gitai che, percorrendo la storica strada che conduce a Gerico, in Cisgiordania, esplora i territori occupati, attraverso le storie umane che si svolgono da entrambi i lati del confine.


Sembra unirsi a queste voci anche quella del regista palestinese Ziad Kalthoume con il suo cortometraggio documentario “Al Mowaten Osama (Citizen Osama / Il cittadino Osama)” che racconta la storia di un rifugiato siriano/palestinese che cerca di ricostruire la propria esistenza e dignità lontano dalla terra d'origine.  Anche il regista ucraino Sergei Loznitsa tocca il tema dei confini. Fedele al suo percorso di rigorosa analisi storica e politica del blocco ex-sovietico e dell'Europa orientale, in “Imperium” il regista costruisce una profonda riflessione sulle ambizioni imperialistiche, facendo riferimento alla geopolitica contemporanea.


Wim Wenders a Venezia (Multisala Rossini) per il documentario-istallazione in 3D "Presence: L'art de laudine Drai", il 23 Aprile 2022 (Foto di Pietro Gallina)


Grandi personalità, architettura e alberi


Se dovessimo sintetizzare cosa propone la domenica (6 settembre) che segna la fine della prima settimana del nostro percorso “non fiction” all’interno della Mostra del Cinema di Venezia 2026, potremmo dire che grandi registi si cimentano nel racconto di grandi personaggi dello scorso secolo.  

La prima è Francesca Archibugi, che presenta in anteprima come Evento Speciale alle Giornate degli Autori “Carla Lonzi, dentro e fuori dal mondo”, il ritratto di una tra le più brillanti critiche d'arte contemporanea della sua generazione. Alla fine degli anni ’60, Carla Lonzi lascia l'ambiente dell'arte per fondare il collettivo Rivolta Femminile. I suoi scritti diventarono testi di riferimento, negli anni successivi, per l'autocoscienza femminista. Il documentario, prodotto da Fandango con Rai Cinema e Luce Cinecittà, adotta una narrazione intima avvalendosi di materiale d'archivio inedito e di testimonianze d'eccezione, tra cui quella di Nanni Moretti e della stessa Archibugi.


Anche il celebre regista e sceneggiatore argentino Mariano Llinás, si confronta con una importante figura del nostro tempo. Nel monumentale “Biografía de Jorge Luis Borges” (che a Venezia sarà suddiviso in tre parti) racconta lo scrittore e poeta argentino Jorge Luis Borges con un approccio lontano dal classico “biopic” o dal documentario televisivo lineare. Il film è presentato come un'opera espansiva, stratificata e labirintica che rispecchia la stessa struttura dei racconti di Borges.


Si cimenta da qualche anno con i documentari (in 3D) anche Wim Wenders, che a Venezia presenterà “From Inside Out – The Architecture of Peter Zumthor”. L'architettura di Zumthor, uno dei più celebri e rispettati architetti svizzeri contemporanei, è famosa per essere esperienziale e sensoriale (il suono dei passi, la grana della pietra, il silenzio, il passaggio del tempo). La cinepresa di Wenders punta a restituire questa dimensione, e grazie al 3D Wenders permette allo spettatore di percepire il volume, le proporzioni, il peso della materia e il modo in cui la luce attraversa le strutture.


Dall’ambiente architettonico si passa infine a quello della natura con “Holy Wood Dust” di Victor Kossakovsky. Dopo aver dedicato i suoi lavori precedenti all'acqua (Aquarela), agli animali (Gunda) e alla pietra (Architecton), in questo suo ultimo lavoro Kossakovsky esplora il mondo vegetale e degli alberi.  Il film è un'opera poetica ed immersiva che invita a osservare le piante e le foreste non come risorse inanimate, ma come esseri viventi dotati di intelligenza, sensibilità e resilienza.


Se vi è piaciuta questa sorta di “Guida” a tutti i documentari della 83sima Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia, non perdete la parte sulla seconda settimana, sulle pagine di Veneziacinema. STAY TUNED!


Wim Wenders (foto di Pietro Gallina)



Commenti


Featured Review
Tag Cloud

© 2017 by Pietro Gallina. Proudly created with Wix.com

  • Grey Instagram Icon
  • Grey Facebook Icon
bottom of page