“Piccole Italiane”: il fascismo visto con gli occhi di un bambino

Alla 74sima mostra del cinema di Venezia, per la “Settimana Internazionale della critica”, è stato proiettato il corto di Letizia Lamartire “Piccole Italiane”, che ci racconta il fascismo visto dagli occhi di una bambina.

Il corto fa riferimento a quando, nel 1943 il regime vietò la produzione e la vendita di giocattoli. Una bambina “fascistissima” ma un po’ polemica, decide di ribellarsi a tale editto durante una recita scolastica, scatenando un putiferio. Sua madre, temendo gravi ripercussioni, la trascina al Ministero delle Corporazioni per chiedere scusa direttamente al ministro Rizzi che ha emanato la legge. Quel giorno, però, è il 25 luglio 1943 e la loro piccola storia si incrocerà con i grandi eventi in atto.

Paola Lavini sul red carpet - Foto di "Marco Paris", per #veneziadavivere

Pier Giorgio Bellocchio a Venezia72 - foto di Pietro Gallina

Accanto alla bambina, la bravissima Victoria Silvestro, anche Pier Giorgio Bellocchio, Maria Stella Cassano, e Paola Lavini, a cui abbiamo approfittato per fare un paio di domande. Buongiorno Paola. Ci racconti quale ruolo interpreti nel corto di Letizia Lamartire? Interpreto il ruolo di un’insegnante, che anche se appare “un po’ acida” , anche a causa del periodo storico in cui si svolge la storia, in fondo dietro nasconde una donna e una madre, e io dico sempre che dietro ad ogni insegnante c’è una madre. Il mio personaggio se la prende con la protagonista che è una bambina che si ribella al sistema fascista in modo un po’scanzonato, per intenderci alla “Pippi Calzelunghe”. Infatti questo corto, pur trattando un periodo storico non felice, fa anche sorridere . Raccontare di fascismo in Italia non è sempre facile, perché ci sono ancora ferite aperte. Del resto hai già affrontato tematiche “spinose” come in Anime Nere. Come è stata la tua esperienza in questa occasione? Molto bella, perché, come accennavo prima, guarda il fascismo da un punto di vista completamente diverso dal solito, attraverso gli occhi di un bambino. Abbiamo guardato in modo un po’ ironico, alle leggi fasciste, anche all’adesione forzata al regime per i bambini e per gli insegnanti, ed alle regole spesso assurde. Non ci sono invece scene di guerra, che compare al massimo in qualche intervento di repertorio. Va detto comunque che raccontare questi periodi per chi non li ha vissuti è sempre cimentarsi con una storia che non va dimenticata, e credo sia sempre molto importante. Calarmi nei panni di una insegnante fascista mi ha fatto provare emozioni forti. Una volta i corti si potevano vedere solamente nei grandi festival. Oggi grazie alla rete e a youtube invece sono molto più fruibili al pubblico, e, da spettatore, mi sembra che sia sempre più frequente che anche attori affermati e grandi registi scelgano questo modo di raccontare delle storie. Secondo te è effettivamente così o è solo una mia impressione? “Piccole italiane” testimonia che ancora i cortometraggi vanno soprattutto ai festival. Molti cortometraggi sono di giovani registi intraprendenti, che a volte hanno ancora più voglia di chi è già arrivato, ed il cammino dei cortometraggi resta legato soprattutto ai festival. Ne ho due o tre in giro per i festival nel mondo tra cui “le ali velate” di Nadia Kibout sta vincendo premi ovunque [NDR: miglior regia al Social World Film Festival, miglior attrice in un corto indipendente (a Nadia Kibout) agli Actors Awards di Los Angeles, una statuetta al Best Short Competition]. Rispetto a quelli che possono essere distribuiti solo con Youtube, i corti che vengono accettati ai festival hanno garanzia di qualità, perché anche girare un corto non è facile e ci deve essere sempre una buona saceneggiatura ed una regia capace. Sta per uscire “La Musica del silenzio”, di Michael Radford, in cui lavori al fianco di Ennio Fantastichini e Antonio Banderas. Come è stato lavorare con questi due grandi artisti? In realtà non ho lavorato con Antonio Banderas in questo film, anche se l’ho incontrato in un altro set ed è una bellissima persona. Anche con Ennio ho lavorato solo in una scena corale, e quindi abbiamo parlato poco e non abbiamo battute assieme, ma ti confermo che è la persona camaleontica come dimostra di essere, una persona bella. Ne “la Musica del silenzio” ho lavorato soprattutto a fianco di Toby Sebastian, che interpretava Bocelli da giovane. Abbiamo recitato tutti in inglese, con un mostro sacro come Michael Redford. Michael sa anche l’italiano e ama profondamente l’Italia, che ha conosciuto quando ha girato “il Postino” con l’indimenticabile Massimo Troisi. E’ davvero una persona piacevolissima che mi sono tenuta nel cuore, tanto che continuiamo a scriverci anche ora che il film è in fase di post produzione.

Il cast al completo- foto di L. Kurtz ; cortesemente fornita da Paola Lavini



Un ringraziamento speciale va a Silvana Lo Puorto, per avermi messo in contatto con l'attrice Paola Lavini, fin dai tempi di "Anime Nere". GRAZIE MILLE

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