Tel Aviv on Fire: un colpo di fulmine alla Mostra del Cinema

Quando si spengono le luci in sala, i titoli di testa del film ricordano graficamente la sigla iniziale di una telenovela, una sorta di “un posto al sole” palestinese che, presentando i personaggi, promette al pubblico intrighi di amore e spionaggio sullo sfondo del conflitto israeliano-palestinese, al termine della guerra dei sei giorni.


Il regista Sameh Zoabi alla prima di "Tel Aviv on fire" a Venezia


In un gioco di “film nel film”, infatti “Tel Aviv on Fire” (sezione Orizzonti) è proprio il titolo di una Soap Opera prodotta dalla rete televisiva palestinese, rivolta ad un pubblico prevalentemente femminile, che sta riscontrando, alla prima stagione, un elevato audience non solo tra i palestinesi ma anche tra gli israeliani.


Salam (Kais Nashif) è un giovane palestinese che non ha mai combinato un granchè nella vita, tanto che alla fine anche Mariam (Maisa Abd Elhadi), la ragazza di cui è innamorato e che invece ha finito gli studi e fa il medico, sebbene gli voglia bene, ha chiuso i contatti con lui. Pur di fargli fare qualcosa lo zio lo assume come assistente di produzione di “Tel Aviv on Fire” la Soap Opera di cui è produttore, con l’unico compito di correggere gli eventuali errori di pronuncia della star francese (Lubna Azabal) che copre il ruolo principale della fatale spia palestinese Tala, divisa tra l’amore con il guerrigliero Yehuda e la finta passione per il generale israeliano Marwan, al quale deve rubare i piani militari segreti.


Lubna Azabal alla prima di "Tel Aviv on fire" a Venezia


Gli studi televisivi dove si gira la fiction sono in Cisgiordania, ma Salam abita a Gerusalemme, ed ogni giorno deve passare due volte il check point tra i due territori. E in uno di questi passaggi, per un qui pro quo, viene fermato, e ne esce quando racconta di essere uno degli autori della soap opera preferita della moglie di Assi (Yaniv Biton), il soldato israeliano responsabile dei controlli. Assi comincia però a chiedere a Salam informazioni sulla trama, chiedendo anche di modificarla, in una escalation di colpi di scena e di trovate esilaranti.


Kais Nashif e Yaniv Biton in una scena del film


Il regista Sameh Zoabi fa uso dell'ironia per parlarci della situazione palestinese. Un paese diviso da muri, filo spinato, checkpoint, risulta unito davanti al piccolo schermo. Vediamo donne israeliane e palestinesi, di ogni classe sociale, seguire con passione, all'ora di cena, le vicende di Tala, Marwan e Yehuda. Bombe, conflitti, atrocità ci sono, ma solo accennati e sempre con il distacco e il sorriso, come fossero ormai una tragica scontata normalità. E la pace, se ci può essere, parte dal basso, dai rapporti tra le persone, gli unici in grado di annullare i confini e le divisioni.


Maisa Abd Elhadi alla prima di "Tel Aviv on fire" a Venezia


Divisioni che non esistono a partire dal cast, proveniente da paesi diversi. Kais Nashif (non presente a Venezia) che interpreta Salam, è un attore palestinese di tel Aviv, molto conosciuto in israele; a venezia lo abbiamo applaudito lo scorso anno nella parte di Ahmad / Latif in “Looking for Oum Kulthum” di Shirin Neshat. Lubna Azabal invece è nata a Bruxelles. Ha recitato in numerose pellicole tra cui “la donna che canta” di Denis Villeneuve. In Italia ha partecipato nel 2016 a “Ustica” di Renzo Martinelli. Yaniv Biton, che ha letteralmente conquistato il pubblico, è un attore Israeliano, mentre Maisa Abd Elhadi è Palestinese.


Yaniv Biton alla prima di "Tel Aviv on fire" a Venezia

Maisa Abd Elhadi alla prima di "Tel Aviv on fire" a Venezia

Nel cast anche Laëtitia Eïdo (la assistente di produzione della siamo opera Maisa) è un'attrice Francese, tra le protagoniste della serie TV Netflix “Fauda”.


Laetitia Eido alla prima di "Tel Aviv on fire" a Venezia

In sala gli applausi sono stati scroscianti. Applausi a scena aperta nelle scene più coinvolgenti. Applausi calorosi per salutare il regista e gli attori, visibilmente emozionati.


Un abbraccio tra Yaniv Biton e Maisa Abd Elhadi durante gli applausi alla prima di "Tel Aviv on fire" a Venezia


Come sempre in questi casi l'augurio e' che il film trovi una distribuzione anche nel nostro paese. Un po' di ironia contro le divisioni servirebbe anche qui.

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