Suburbicon: Opinioni a confronto

"SUBURBICON"di GEORGE CLOONEY

con Matt Damon, Julianne Moore, Noah Jupe, Oscar Isaac / Usa / 104’


Torna al Lido George Clooney, cinque anni dopo l'apertura della mostra con "Gravity", e tre anni dopo il sontuoso matrimonio a Venezia, ma questa volta non come attore nè come superstar del jet set, ma in veste di regista. Il film, scritto con i fratelli Coen, si intitola "Suburbicon" e vede tra gli interpreti Matt Damon, Julianne Moore e la neo-star di Star Wars Oscar Isaac



Probabilmente è il film più atteso nel primo Weekend della mostra. Ho perciò voluto vedere il film con due occhi diversi, mettere due diverse opinioni a confronto senza fare troppi spoiler. Grazie a Danilo Maggi che mi ha fatto da complice in questo gioco!


Occhio Destro = Pietro Gallina


"Welcome in Suburbicon", cittadina perfetta, di 60.000 anime in un punto imprecisato degli Stati Uniti, in un periodo imprecisato tra gli anni 50 e 60. Già nei titoli di testa, costruiti come una brochure pubblicitaria, si nota che è un America fatta solo di bianchi, un po' più abbronzati se provenienti dal sud, ma sempre e solo bianchi. E qui troviamo la perfetta famiglia di Gardner (Matt Demon) e Rose (Julienne Moore), e del loro figlio Nicky (il bravissimo Noah Jupe). E nella casa accanto compare una famiglia afroamericano, la famiglia Meyers, il cui trasferimento farà emergere la vera faccia dell'utopico paesino.



"Siamo a favore dell'integrazione razziale, quando i negri saranno pronti. Siamo a favore dei diritti civili, abbiamo il diritto civile di vivere dove vogliamo e con chi vogliamo, e con l'aiuto di Dio vinceremo"


Colonna sonora accattivante. Bravissimi gli attori, ma si sapeva. Un applauso speciale a Karimah Westbrook (Save the last dance) che interpreta la fiera Mrs Meyers, e ad Oscar Isaac (Star Wars episode VII) che da vita all'assicuratore Roger


La storia, che risente molto dello stile dei fratelli Coen, si dispiega in questo mondo, che anche se collocato lontano nel tempo, in un'epoca che sembra uscita da un vecchio film in technicolor, ricorda fin troppo pagine contemporanee del governo Trump. E forse non è un caso se da "Downsizing" a "The Shape of the Water"

a venezia i registi statunitensi collocano le loro storie in tempi indefiniti, cittadine utopiche e sostenibili per far poi far emergere e sottolineare i più terribili mostri ed incubi della società di oggi...


Film molto duro, ma sicuramente da vedere

A parer mio


Occhio sinistro = Danilo Maggi


Il film della Mostra oggi è Suburbicon.

Ha tutto: George Clooney come regista e produttore, Matt Damon e Julianne Moore, come protagonisti (lei nel ruolo di due sorelle) e la sceneggiatura dei fratelli Coen. George, Matt e Julianne sono presenti al Lido ed hanno tutto lo Star Power necessario per red carpet e glamour.


Il film, purtroppo, no.


L'ambientazione degli anni 50 è semplicemente perfetta, forse anche grazie a Julianne Moore ormai un esperta di questi anni (vedi Lontana dal Paradiso del 2002) e con il phisique du role del caso.


Il piccolo Noah Jupe è sorprendente bravo e ruba spesso la scena ai protagonisti (proprio come era successo a Haley Joel Osment ne Il sesto Senso).


Fin qui, tutto bene.


I fratelli Coen invece si lasciano prendere la mano e la storia non c'è. O, meglio, non è raccontata o spiegata. Banalizzando molto il messaggio pare essere: i cattivi sono cattivi ma anche i buoni sono cattivi. Le altre persone sono come minimo pusillanimi o conniventi. Solo i bambini lasciano sperare in un mondo migliore.


Suburbicon © 2017 by Paramount Pictures


Sorprende che il film tocchi temi esplosi poi negli USA dopo la realizzazione del film (Charlottesville, i white suprematist e, buon ultimo, la cancellazione di Via col Vento dalla programmazione del cinema Orpheum di Memphis dopo 34 anni), ma non va in profondità.


Ultima stoccata agli americani che cercano le risposte in tv, anziché aprire tende e finestre e vedere con i loro occhi.


Film a tratti sgradevole e volutamente grafico. Non consigliato.

A parer mio, ovviamente.



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